Esther Meschini Gandi

Alla Galleria “Il Cenacolo” di Firenze, a cura del Comune di Alberobello ha esposto il pittore alberobellese: PALMO ANCONA – questo artista , precursore informale di tutte le tecniche avanguardiste, silura tutta la nostra evoluzione artistica italiana in un mondo precocemente suo, il recupero di una realtà ideologica, difficile e dura da conseguire.
“Vito Sante Longo ha così definito il pittore: PALMO ANCONA non si sofferma a contornare il viso, ad anatomizzare un arto, stabilire una mano, ma affida allo spettatore il suo operato e confida nel critico per essere indagato, scoperto, sentito al di là del soggetto eseguito sull’opera”.
Un pittore interessante, estroso, sicuro, che vive nella bellezza della sua arte che è calore, armonia.
Presenti in sala: il Proprietario della Galleria Ing. Rocco Malato, i due Assessori di Alberobello: che hanno favorevolmente aiutato il pittore. Il prof. Partipilo Elio Ass.re al Turismo - Il Prof. Domenico Ivone, Ass.re ai Lavori Pubblici. Per Firenze: Sen.re Piero Bargellini – Prof. Berti – Comm. Bellanca e la sottoscritta.

Giancarlo Caldini - "Una fantasia senza limiti"

Anallizzare la realtà nei suoi elementi primitivi, per ricomporne un’immagine attraverso l’impiego della rappresentazione grafica, pittorica e plastica in un ordine estetico che della natura accoglie le leggi, ma non le apparenze esteriori, è l’ultima forma del realismo: oltre questo l’immaginazione ha il suo pieno dominio, e l’artista si serve di invenzioni fantastiche per esplorare ed evocare un mondo che non avendo nulla di reale, non è per questo meno vero e meno suggestivo, ordinato da regole contenute dalle stesse esigenze espressive che lo hanno originato.
In questa direzione si è svolta finora la ricerca di Palmo Ancona, con risultati notevolmente coerenti pure nella loro virtuale imprevedibilità. Ogni disegno, litografia, dipinto di questo artista pugliese, costituisce un mondo autonomo e completo, un insieme organico di forme interdipendenti disposte in uno spazio concreto, entro un ordine di rapporti e di dimensioni così evidente, naturale, armonico da fare pensare in un primo momento ad una figurazione tradizionale. Un’osservazione più attenta offre la prima sorpresa, perché nessuna di quelle “figure” che sembrano corrispondere a idee o a cose ben conosciute, si rivela come imitazione o rievocazione reale: né l’insieme, né i particolari permettono alcun accostamento alle nostre comuni esperienze visive.
Tuttavia si è certi di non trovarsi di fronte a invenzioni arbitrarie, e si sente qualcosa affiorare alla coscienza, eventi e visioni delle quali si è perduta la memoria, ma che appartengono alla nostra vita interiore, ai sentimenti inespressi, alla emozioni incomunicabili, se non attraverso il linguaggio completo e inesauribile delle forme, dei colori, delle linee. Su questa via ricca di contenuti e di idee rese visibili da un linguaggio plastico rigoroso nel metodo quanto libero nelle derivazioni formali, Palmo Ancona ha composto una quantità di racconti autonomi e completi, ma collegati segretamente da uno stato d’animo di perenne emozione e fervore fantastico.
In questo senso il suo lavoro non appare isolato, intonato come è alla vasta e multiforme corrente dell’arte fantastica: suo merito può essere l’avere eluso l’attrazione di certe esasperazioni verso l’orrido, il sadico, o il neodecadentismo simbolista, forse perché, come è chiaramente leggibile in molte delle sue prove migliori, attento e intelligente interprete degli esiti più alti dell’astrattismo umanistico di Klee e di Kandinsky, e inoltre artista che dedica il più grande impegno al perfezionamento tecnico dei suoi mezzi comunicativi.

Modesto Cammisa

Non saprei immaginare Palmo Ancona disgiunto dalla pittura e dai suoi quadri.
Ancona ha sempre dipinto. La pittura è l’essenza della sua vita, perché e il suo pensare, la sua ricerca continua, il suo guardare oltre, il suo immaginare, il suo costruire il mondo e il cosmo, il suo vedere e vedersi, dentro, il suo conoscere e guardarsi dentro, il suo apprendimento e il suo insegnamento, insomma … la sua vita.
Alla luce di quanto affermanto, mi risulta difficile collocarlo in una corrente o in un movimento pittorico.
I critici, per la ricerca psicologica tra realtà e mondo onirico che propone nelle sue tele, individuano nel surrealismo le linee essenziali della sua pittura.
L’etichetta mi appare riduttiva e, comunque, insufficiente a inquadrare la poliedricità espressiva e il linguaggio artisticodel Nostro.
Come spiegare l’afflato cosmico della sua pittura? … e l’atmosfera di sogno che si respira nelle sue tele? … e il cubismo di composizione e scomposizione di molte delle sue figure? … e la ricerca dell’Assoluto? … e lo studio quasi maniacale e, comunque, con risultati sempre poetici, della forma e del colore, che,a mio parere, rappresentano le vere ed uniche costanti delle sue opere, insieme a quella emozione particolare che le pervade?
Ripeto è difficile contenere la sua pittura e la sua scultura, Palmo Ancona ti scappa da ogni parte!
A ben guardare, infatti, non si distacca mai dalla realtà, ma cerca di liberarla dal dato sensibile ed oggettivo per trasportarla in un’atmosfera di emozioni, di intuizioni, di intimità.
Perché, essenzialmente, egli è il cantore dell’Io, conscio e inconscio, è pittore dell’anima, della sua anima costantemente impegnata nella ricerca del sé più profondo, più intimo e più vero.
Non uno scavare fine a se stesso, bensì una ricerca da partecipare agli altri per entrare in empatia con loro, un contributo tangibile a comprendere l’essenza della vita e del nostro “essere al mondo”.
Davanti alle sculture e alle tele di Palmo Ancona, i fruitori della mostra potranno sicuramente apprezzare l’organicità, l’evoluzione e la perfezione delle forme e tutta la maestria nell’uso del colore, in tutte le sue sfumature più tenui, un colore che diventa segno e che l’artista utilizza con sapiente creatività espressiva per partecipare sensazioni, riflessioni, emozioni.

Vito Sante Longo

Ho l’impressione che affidare un tema a Palmo Ancona è come proporre un rischio, perché da uno sguardo d’insieme dell’ultima produzione dell’autore di Alberobello, si avverte in ogni tela, in ogni composizione, in ogni disegno, l’impegno dell’artista a centralizzare il suo interesse, a focalizzare una conquista, a descrivere una ispirazione, a testimoniare un suo motivo spirituale, una sua particolare emozione.
Palmo Ancona è un pittore, un artista, che non riesce a frenare sempre né a dosare la ricchezza, la dovizia della sua umanità che ha trovato la sua voce nel colore, il suo linguaggio nel disegno, il suo mondo e la sua sete di cultura nei temi preferiti, affrontati e trattati.
Egli si rifugia nell’arte con la sua fantasia e dona continuità, ritmo e armonia ai suoi colori.
Il soggetto è quasi sempre l’intima natura umana, l’eterno contrasto fra lo spirito e la materia, ma il tutto è solo elemento e non il principale del mondo che egli ama e scopre negli aspetti intimi più svariati.
Le sue scomposizioni, atte ad accentuare il suo tormento spirituale, sono concepite attraverso un mistero interiore, che denota e sottolinea l’eterna contestazione dei sentimenti umani.
Palmo Ancona non si sofferma a contornire un viso, ad anatomizzare un arto, a stabilire una mano, ma affida allo spettatore il suo operato e confida nel critico per essere indagato, scoperto, sentito anche al di là del soggetto dichiarato sull’opera.
Le sue figure sono esseri viventi visti nel loro mondo interiore, ma spesso assoggettati alla volontà dell’artefice che coglie spesso una parte di quell’arcano che vive in noi e con noi ed esclude di proposito ogni motivo esteriore o semplicemente decorativo.
Egli dimostra con i pennelli, si esprime con le linee, parla con segni, agili, scattanti e sottili per dar vita alla sua vena, tono alla sua eleganza, aggressione al possesso del suo quadro.
Non si avventura quasi mai per una visibile coscienza critica della sua visione imprigionata nella sua dinamica compositiva e nelle dimensioni dei suoi spazi.

Don Pedro - "Surrealista alla ricerca dello spirito"

Piacevole la conversazione con Palmo Ancona che espone presso la “Nuova Vernice” Pur essendo un pugliese, nativo della città dei trulli dove vive e opera, non lo conoscevamo. E non perché non meritasse attenzione, ma perché è stato lui a tenersi quasi costantemente in disparte.
Un’analisi sulla genesi, un’altra sul surrealismo e sulle diverse possibili interpretazioni, e poi le inevitabili postille sulle sensazioni, sulle emozioni, sul linguaggio e sulla comunicazione delle forme come pure su quelli dei colori. Non basta: dall’astrattismo umanistico al credo ideologico, dal simbolismo del cerchio ai collegamenti sensoriali con il cosmo, dell’essere come somma realtà alla evanescenza dello spirito, dalla concretezza della materia alle suggestioni dellaldilà e della immancabile resurrezione. Tutto un intreccio di argomenti sensoriali che, provenienti da un operatore autodidatta, e quindi senza alcun aggancio con i testi dottrinari, non potevano non sorprenderci, come del resto non poteva non sorprenderci la sua pittura fondata per l’appunto su concetti di assoluto e relatività, e realizzata come omaggio a tutta una filosofia soggettiva ed universale.
Le forme? Cosa sono le forme per Palmo Ancona? Sono dei segni, ovvero sono delle sensazioni che si sganciano in libertà nello spazio per rientrare alla base di partenza dopo un “viaggio” che nel tempo si fa sempre più etereo e sempre più evanescente. E’ questo il discorso che si è proposto e si è imposto Palmo Ancona con la sua pittura e non si può sostenerne di certo che non lo coltivi con coerenza e con coscienza. Fors’anche con fede: con la fede nell’io supremo, con la fede nella risurrezione della vita che apparentemente muore.
Del resto muoiono le forme ma non muore lo spirito delle forme; si spengono i toni vibranti ma non si spegne il colore anche quando si riduce, attraverso il chiarismo, alla evanescenza. Un evanescenza che è sempre luminosa, una evanescenza alla quale l’artista tende con sempre maggiore sensibilità ed emotività nella ricerca di quell’io che quando più si stacca dalla materia tanto più acquista una sua dimensione ed un suo valore.
Ecco il discorso di Palmo Ancona: un discorso che se è indiscutibilmente pittorico, è anche severamente ed impegnativamente filosofico.

Vinicio Aquaro

Chi crede di recuperare nella pittura e nella scultura uno spettacolo vero pesca la verità alla sola condizione di impegnare lo spirito nella costruttiva ricerca del nuovo e del diverso. L’opera d’arte, perché tale sia e resti, deve sempre poter sfuggire al capestro delle tecniche strutturali, come a quello delle schematizzazioni concettuali. Per propria natura l’arte non è insegnamento, né apprendimento, ma frutto clamoroso del genio umano che si rivela in una creatività tutta personale, affacciata ad orizzonti interminabili e collocata su crepacci che danno la vertigine. Imitare e copiare sono vocaboli estranei all’arte maiuscola; solo per esteriore comodità spesso si inventano denominatori comuni, o per smistare sul binario dell’arte ciò che arte non è.
L’originalità, che certo non è carattere di forma ma condizione di sostanza, è chiamata a cadenzare ogni opera dell’artista, perché l’emblema della sua peculiare natura resti palese ed incontaminato.
E’ proprio qui la grande lezione della creatività, lezione che si espande sugli uomini sensibili per illuminarli, novella mirabile pentecoste, sul forte selciato di un destino di vita perenne. Così, l’arte da costruire e l’arte da fruire generano un legame senza spazio e senza tempo, associando nella gioia di un bisogno soddisfatto, l’umanità che scivola sulla crosta della terra.
Palmo Ancona vive e sogna, con le proprie tele e con le proprie sculture, in questo intimo giacimento di risorse, in questa misura cosmica che travalica ogni confine, che non si frantuma nel concreto e che non si spezzetta nel tempo che scorre. Esiste in lui, nel suo profondo, un lievito che gonfia l’anima fino a farle quasi partorire una visione di mistero raggiunto e svelato. La sua arte è totalizzante: la condizione spaziale e le forme rotondeggianti inseguono l’ideale di perfezione; la figura è accennata, intuitiva, essenziale, mai analitica e descrittiva, raccolta e diffusa in un universo di sensazioni e di segnali; il suo sogno è realtà, ma la realtà è trasognata come di chi ha un piede nel finito ed uno proteso nell’infinito.
Il fremito che scuote lo spirito fino alle radici e suscita l’ansia di abbracciare in una breve tela tutto ciò che esiste nel mondo e nella fantasia traspare con solenne certezza in questa sala dove festa e tormento si rincorrono sui muri. Sono queste tele, sono queste sculture, a far cogliere la potenza dell’animo umano che non si appaga di visioni consuete, ma che grida a tutto fiato l’attesa di una rivelazione che l’arte, e soltanto l’arte, sa donare agli uomini attenti.
S’incentra qui la funzione dell’arte, la sua missione di fiducia e di speranza, il suo eterno messaggio di vigore e di sintesi universale. L’arte non è ciò che assomiglia all’arte; nell’opera del vero artista c’è un cuore che pulsa, ed è il cuore della vita; c’è una corda che vibra, ed è la corda dell’armonia universale; c’è una forza che si sprigiona, ed è la forza della conquista del mondo. In queste opere non c’è tanto la mano di chi cerca, quanto la mano di chi trova; la meta finale non può dirsi mai raggiunta, ma il percorso dell’artista che è qui ha toccato conclusioni di pienezza.
La sua è una ricerca densa di problemi, di coraggio e di volontà; il suo è un approdo a conquiste estetiche, tecniche e formali, colme di risultati; il suo cammino, benché giovane, viene da lontano; la sua metafisica sembra aver toccato la meta. L’artista che ci sta di fronte è un artista maturo, i suoi non sono esperimenti, né saggi, ma conclusioni creative con una pienezza di senso e di proposta. Cromatismo e movimento sembrano ormai pienamente corrispondere alla portata delle intenzioni e dei disegni interiori; dalla loro persistente mediazione scaturiscono sconfinate emozioni protese a stupire, ma più ancora,a commuovere l’animo umano.
Questa esposizione è un nobile varco aperto nella nostra solitudine interiore perché vi penetri un raggio di luce, una voce di compiutezza, un momento di bellezza. Queste opere parlano il linguaggio universale per noi e per gli altri; a queste voci che vengono dal profondo possiamo porgere l’orecchio del nostro spirito per assumere armonia e messaggi. Noi tutti qui ammiriamo un segno di bellezza e di gioia perché si diventi più sinceri e più vivi.